Ciao pescatore, oggi parliamo di una specie nobile. Talmente nobile da essere definita il marlin di acqua dolce. Di chi sto parlando? Ma del temolo ovviamente!

 

Nonostante venga ancora considerato come un’unica entità specifica (Thymallus thymallus), le popolazioni di ceppo autoctono italiano si sono sempre distinte in base a caratteri cromatici evidenti (i “pinna blu”, in cui la pinna caudale, dorsale e anale hanno un colore di fondo tendente al blu con sfumature violacee) rispetto al “ceppo danubiano” (i “pinna rossa”, che hanno un colore di fondo tendente al rosso).

Se dovesse essere riconosciuta come buona specie, il suo nome scientifico dovrebbe essere Thymallus aeliani.

Nelle nostre acque, il temolo raggiunge una lunghezza massima vicina ai 50 cm, per un peso appena superiore al Kg. Sono comunque stati pescati esemplari eccezionalmente grandi, vicini ai 60cm e del peso di 2 Kg. L’età massima conosciuta per questa specie è 14 anni.

Frequenta di preferenza fondali sassosi o ghiaiosi, ma non disdegna ambienti caratterizzati da un’importante presenza di alghe epilitiche, substrato fra il quale la specie trova la sua alimentazione: questa consiste, nella sua quasi totalità, in invertebrati bentonici, larve di insetti che vengono predate sul fondo e insetti alati che vengono cacciati sul pelo dell’acqua. Occasionalmente, gli esemplari più grandi possono predare anche avannotti di altre specie (è stata osservata predazione a carico di individui immaturi di Ghiozzo, Scazzone e Cobite), ma gli insetti e le loro larve rappresentano comunque circa l’80% della dieta.

La specie è caratteristica del tratto di asta fluviale a cavallo tra la Zona Inferiore della Trota e la Zona Superiore dei Ciprinidi.

In provincia di Bergamo, la specie ha subito una forte riduzione delle popolazioni, risentendo molto negativamente degli interventi antropici in alveo, degli spostamenti delle popolazioni, degli inquinamenti e della competizione con popolazioni introdotte.

Il temolo si trova (o meglio dire, si trovava) nei medio corsi del fiume Serio e Brembo, nell’Adda Superlacuale e nell’Oglio superlacuale. Viste le sparute catture degli ultimi anni, sembra che a nulla siano valse le semine compiute ultimamente nei maggiori corsi d’acqua bergamaschi. Pertanto, trovare ancora qualche bella popolazione di temolo è impresa ardua.

 

 

Ma se le dovessi trovare, li puoi insediare con la pesca a mosca (a secca, ma soprattutto a ninfa) o con l’ausilio di esche naturali che trovi lungo il corso d’acqua.
Ti ricordiamo che nei bacini della provincia di Bergamo, la pesca al temolo riapre il 30 aprile.

Piccola curiosità.

Questa specie presenta la particolarità di emanare un forte e riconoscibile profumo di timo, caratteristica alla quale deve il suo nome latino.

E tu, hai ancora avuto la fortuna di poter annusare un temolo nelle acque bergamasche?

A presto, Omar